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VERCELLI L’UNITA’ D’ITALIA - Continua il nostro viaggio alla scoperta del Risorgimento - Quando l’Ing. Carlo Noè allagò le risaie intrappolando Gyulai

Continua il nostro viaggio alla scoperta – o riscoperta – del contributo vercellese al Risorgimento ed all’Unità d’Italia. I valori dell’epopea risorgimentale non hanno bisogno di essere celebrati con qualche ulteriore più o meno dotto epinicio. Hanno forse bisogno di essere ancora oggi vissuti come qualcosa di attuale e che ha qualcosa da dire agli uomini e donne d’oggi, quando la questione identitaria ci interpella in modo non meno esigente di allora: chi sono gli italiani?

Nel nostro viaggio attraverso la storia vercellese del Risorgimento capiremo come i nostri progenitori, proprio qui in questa terra e con la loro vita, le loro lotte, il loro ingegno e spesso con il loro sacrificio, risposero a questa domanda.

Oggi siamo lieti di offrire il contributo dell’Ing. Luca Bussandri, Direttore Generale dell’Ovest Sesia, che ci parla dell’importanza che ebbe l’acqua nella strategia di contrasto all’offensiva del generale austriaco Giulay.

(Luca Bussandri) - 1859 L’allagamento della piana vercellese per fermare l’avanzata austriaca .

Piana vercellese. Il generale austriaco Gyulai è pronto a sferrare il decisivo attacco contro l’esercito sabaudo, per poter poi marciare indisturbato alla conquista di Torino. I piemontesi aspettano rinforzi dalla Francia per poterlo adeguatamente fronteggiare.

Il governo, presieduto da Camillo Cavour, incarica l’ingegner Carlo Noè di predisporre un piano di allagamento del territorio, sfruttando tutto il sistema idrico di servizio all’agricoltura già gestito dall’Associazione d’Irrigazione dell’Agro all’ Ovest del Sesia . Oltre alle risaie, già allagate in base ai calendari di coltivazione, la volontaria “rottura” di tutti i canali trasforma il territorio in un lago indistinto, dove cavalli e soldati austriaci finiscono per impantanarsi e perdersi.

Le sorti della II Guerra d’Indipendenza si decidono anche –  e forse in modo cruciale – dentro questo episodio.

Verso la seconda metà di aprile del 1859 Cavour attendeva una dichiarazione di guerra da parte dell’Austria.

In previsione della dichiarazione di guerra gli stati maggiori degli eserciti sardo e francese erano così dislocati:

I piemontesi con 70.000 uomini erano concentrati tra Valenza e Alessandria.

115.000 francesi erano pronti in Borgogna ed in Provenza.Altri 50.000 sarebbero giunti dal Monginevro e Moncenisio ed altri 3 corpi d’armata sarebbero giunti via mare da Genova.

L’operazione di avvicinamento sarebbe durata 15 giorni.

Il federmaresciallo Gyulai, comandante in capo delle forze austriache aveva diviso i suoi 170.000 uomini  inivandone 80.000 tra l’Appennino ed il Po per opporsi ad una eventuale mossa franco-piemontese che provenendo da Alessandria ,Voghera e Piacenza ,avrebbe potuto minacciare la Lombardia da Sud, gli altri li teneva a Pavia sul Ticino pronto per dirigersi verso Torino.

Bisognava rallentare l’avanzata austriaca allagando la piana vercellese.

22 aprile veniva dato l’incarico all’ing. Carlo Noè direttore dei canali demaniali di occuparsi dell’allagamento tra Vercelli, Po e Dora Baltea e poiché l’Ovest Sesia esisteva già dal 1859 fu indubbia la partecipazione del personale alle manovre per la gestione mirata delle acque.

Il 25 aprile 1859 iniziano i lavori per provocare l’allagamento artificiale ed il 29 aprile furono allagati 45.00 ettari di terreno.

Furono effettuati sbarramenti ai canali e corsi d’acqua, centinaia di interruzioni stradali e ferroviarie .

I distaccamenti imperiali austriaci trovarono la strada per Torino e la ferrovia tra Vercelli e San Germano interrotta in 110 punti, la strada per Tronzano in 36 punti e quella per Santhià in 30 punti .

L’allagamento venne studiato in modo da favorire l’avanzata francese

L’eservito Napoleonico entrò a Vercelli il 19 maggio 1859

Basandosi su una portata media di 90 mc/sec si calcola che lo strato d’acqua presente sulle risaie avesse un’altezza media di 30-40cm.

In quei giorni la piovosità fu eccezionale con esondazione e piene nei fiumi con innalzamento della falda ed un aumento dei fontanili, si creavano così una massa di invaso nelle camere di risaia e una  massa fluente da nord ovest a sud est.

L’acqua proveniva dal Naviglio d’Ivrea, Canale Depretis  e Canale del Rotto per un totale di 38 milioni 880.000  metri cubi d’acqua e su una superficie  di 450 chilometri quadrati

L’allagamento di Tronzano avvenne con le acque del Naviletto di Asigliano, con sbarramenti sul Naviglio d’Ivrea e sul Depretis.

Per ultima fu allagata la zona di Santhià e San Germano per permettere ai reggimenti di cavalleria che provenivano da Vercelli di ritritarsi verso San Germano - Santhià.

Rimaneva intatta la ferrovia per Vercelli che serviva al Noè per sorvegliare le operazioni per mezzo di una macchina a vapore.

Ordinò poi che fossero scalzate le traversine della ferrovia da San Germano a Saluggia e provvide l’allagamento della vallata della Dora.

Gli operai lavoravano anche di notte protetti da uno squadrone di cavalleria.

Costruivano sbarramenti con chiuse di legname costipati con paglia di riso, terra sciolta o in sacchi e zolle erbose.

Furono necessari 78 punti di sbarramento  determinati dalle pendenze dei canali, dall’ampiezza della zona di rigurgito e dall’altimetria del canale rispetto alla zona adiacente

IL 29 aprile 1859 Gyulai ordinò alle sue truppe, raggruppate a Pavia di passare il Ticino e il 2 maggio entrano a Vercelli .L’occupazione durò 17 giorni dal 2 al 19 maggio  che costò al comune di Vercelli 1.400.000 lire che ovviamente nessuno rimborsò mai.

L’ 8 maggio Gyulai lancia un corpo di 45.000 uomini con 200 cannoni in direzione Torino per Cigliano e Livorno

Ma le difficoltà incontrate a causa dell’allagamento furono tali che 24 ore dopo ordinò il ritiro delle truppe a Vercelli.

Qualche giorno dopo si ritira prima a Rosaco poi a Robbio, lasciando 7.000 uomini a continuare l’occupazione.

Il 19 maggio le ultime retroguardie nemiche passano il Sesia facendo saltare due arcate del ponte  sul quale passava anche l’unico binario della ferrovia Torino- Novara.

La sera stessa, entrava in Vercelli il Reggimento Piemonte Reale Cavalleria.

Il 20 maggio si avrà lo scontro a Montebello,  il 30 ed il 31 le famose giornate di Palestro

La guerra si spostava in Lombardia

Come si desume dalla relazione che l’allora Presidente di Ovest Sesia Vincenzo Verga scrisse per richiedere uno sgravio finanziario al governo, che i danni furono notevoli, ma non vi è alcun accenno a qualsiasi danno di produzione o di raccolto.

Sembra invece che il raccolto del 1859 fu particolarmente abbondante, come risulta dal bilancio consuntivo di Ovest Sesia:

Gli agricoltori nel momento in cui si chiese la loro collaborazione non sapevano a cosa sarebbero andati incontro! Anzi aiutarono in ogni modo l’attuazione dell’allagamento.

E fu mirabile veramente la condiscendenza e la abnegazione delle popolazioni

Per questo comportamento la città di Vercelli venne insignita della medaglia d’oro!

Disse Camillo  Cavour, nel suo intervento al Parlamento Subalpino del 22 giugno

1860: “Mi si permetta di parlare di questo fatto che onora altamente il nostro Paese: di questo avvenimento, mi sia lecito il dirlo, non si è tenuto conto abbastanza; se fosse accaduto in altri paesi se ne sarebbe parlato molto di più, e l’impressione all’estero ne sarebbe stata più viva.

E invero, o signori, se coll’incendio della città di Mosca l’impero russo ha potuto respingere l’invasione francese, io credo che a buon diritto noi possiamo affermare che mercé l’allagamento dell’intera provincia Vercellese,  noi abbiamo impedito all’invasione austriaca di estendersi fino alla capitale. Senza questa risoluzione arditamente ordinata dal Governo e mirabilmente eseguita dal distintissimo Ingegnere Cavalier Noè e alla quale cooperarono con esemplare abnegazione le popolazioni, certamente questa sala medesima sarebbe stata profanata dalle armi straniere”

 

Il foto servizio completo su questa pagina dedicata al Risorgimento Italiano e all’Unità d’Italia su Vercelli Oggi edizione cartacea in edicola giovedì 27 maggio 2010