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TRIPPA PER I GATTI / 795 (alla livornese) - Nella città di Galileo, il dopo Corgnati è già incominciato - Maggioranza bulimica ma troppo sicura di sè, scivola su una piccola nomina - Piccola, come tutte le bucce di banana

A dire che "il re è nudo" ci pensa il COnsigliere indipendente Federico Pizzamiglio -

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Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano.

Chi pensasse che a Livorno Ferraris non fosse studiato con scrupolo il magistero di Giovanni Giolitti, sbaglierebbe.

Contemporanei, entrambi studenti (ma, ovviamente, non nello stesso periodo) al Liceo Gioberti di Torino, i parallelismi tra i percorsi esistenziali del grande monregalese e del non meno grande livornese, Galileo Ferraris, non vanno, però, oltre.

E chissà come ci resterebbe, Galileo, se vedesse la sua Livorno oggi governata con ricorso a quelle liturgie che paiono di rito bizantino e così lontane dai propri orizzonti intellettuali, di uomo e di scienziato.

Ma andiamo con ordine.

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Anche per dire che – come spesso avviene quando si formano maggioranze (troppo) ampie – il virus dell’ unanimismo finisce per trovare da solo un antidoto a se stesso.

I nostri Lettori ricorderanno come il governo cittadino (qui l'articolo del 2018)

“Corgnati II”, cioè il secondo mandato del Sindaco Stefano Paolo Corgnati, sin dalle battute preliminari, sia stato caratterizzato da una strana ammucchiata, dove convivono esponenti del centro destra senza resipiscenze, insieme ai pargoli della coppia di dinosauri della sinistra, Bobba – Nobilucci.

Tra questi, ad esempio e sicuramente il più schierato, da anni, nel Centrodestra, Franco Sandra.

Che, da ultimo, dopo un passaggio nella Lega (ma poi, una volta, dicunt, conosciuto meglio il leader valsesiano, deve essersi ricreduto) ha partecipato alla

convention di Fratelli d’Italia, a luglio scorso, in quel di Lucedio.

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Furono, infatti, Luigi Bobba e Guido Nobilucci a “benedire” il matrimonio misto tra destra e sinistra, regalando il ruolo di opposizione a Chiara Barone, peraltro renziana “antemarcia”.

Nessuno si meravigliò della vittoria a mani basse dell’ ammucchiata Lib-Lab e, così, nessuno dovrà meravigliarsi ora se, come spesso succede, queste bulimiche coalizioni finiscono per scivolare sulla buccia delle banane che si mangiano.

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L’occasione arriva quando meno te l’aspetti ed il copione è comune a tante altre situazioni.

La sicurezza di avere una maggioranza ampia può determinare, soprattutto in qualche gregario alla sagacia migliorabile, una vertigine da sgabello che è difficile dominare.

Così, chi mostra una qualche autonomia di pensiero, è visto con sospetto.

Se poi, oltre a pensare in proprio, fa anche qualcosa, agisce, si dà da fare, allora è inevitabile che si attiri, dapprima gli sguardi di riprovazione, poi la messa al bando.

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Il caso del giovane Avvocato Federico Pizzamiglio è un caso di scuola.

Eletto Consigliere in maggioranza alle consultazioni amministrative del 2018, cerca di darsi da fare, guidando la Consulta giovanile.

Gli danno quell’incarico e lui fa del proprio meglio, soprattutto dando nuova vita al tradizionale Palio dei Rioni.

Una manifestazione che, praticamente a costo zero, riesce bene, dà soddisfazione al Volontariato, ha un buon successo di pubblico.

Ne abbiamo parlato in tempi assolutamente non sospetti.

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Le incomprensioni culminano con una dignitosa e ferma

“dichiarazione di indipendenza” di Pizzamiglio (qui integrale),

che prende le distanze dalla maggioranza e dai suoi riti.

E, del resto, non dimentichiamo che il fratello di Galileo Ferraris, Adamo, fu Medico personale di Giuseppe Garibaldi ed accompagnò l’Eroe dei due Mondi anche nella Spedizione dei Mille.

Non l’unico livornese (e vercellese) tra i “mille”, peraltro, ad imbarcarsi sui piroscafi “Lombardo” e “Piemonte”: con lui, Germano Bergancini.

Lo spirito livornese non mente.

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La “sanzione naturale” che il politburo di destrasinistra pensa per Pizzamiglio è persino ovvia: rimuoverlo dall’incarico dove ha potuto esercitare al meglio il proprio ruolo, quello di Presidente della Consulta dei giovani.

Nemmeno una settimana dopo la sua trasparente “dichiarazione”, resa in Aula e messa agli Atti, ecco arrivare la lettera di revoca.

Le sue funzioni assunte dall’Assessore a suo tempo “deposto” nel nido di Corgnati da Bobba e Nobilucci, Davide Mosca.

E, fin qui, potrebbe essere tutto normale.

Lo Statuto della Consulta giovanile, infatti, prevede che la presidenza sia attribuita ad un “Consigliere di maggioranza”.

E Mosca lo è.

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Le cose si complicano quando la maggioranza vuole esagerare e procede alla nomina della nuova Presidente della Consulta, Francesca Siclari.

Ebbene, Pizzamiglio ha gioco facile nel dire: (con l’interrogazione che pubblichiamo integrale in calce all’articolo)

ma, Signori cari, la Signora Siclari è stata – sì – candidata alle elezioni, ma non è stata eletta.

Dunque, non è “Consigliere”.

La maggioranza del Sindaco Stefano Corgnati sarà anche ampia, ma non può,

capo primo: cambiare lo Statuto della Consulta, se non con una deliberazione del Consiglio Comunale;

capo secondo: in assenza di questo presupposto, deliberare la nomina di un non Consigliere; ma soprattutto,

capo terzo: non può farlo senza comunque adottare una delibera, perché rilasciare una dichiarazione ai giornali non è ancora un atto amministrativo.

Per tanto che ad una maggioranza bulimica - e che forse crede di non dovere rendere conto se non a se stessa – possa sembrare.

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Dunque, per la effettiva nomina della Signora Siclari bisognerà ripassare.

Sicuramente, i destini del Mondo non cambieranno per questo scivolone di cui, magari, Corgnati non è nemmeno a conoscenza.

Ma – non è eccentrico immaginarlo – si tratta di un segno di facile interpretazione: il dopo Corgnati è già incominciato.

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