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MAMMA, DEVO DIRTI CHE... - Cosa accade in una famiglia quando un figlio decide di dire ai genitori che è omosessuale

Interviste ai vercellesi per sapere cosa pensano del problema. Storie vere di famiglie che lo hanno superato. Un ragazzo gay racconta a VercelliOggi che non ha il coraggio di parlarne in casa

Prima che un problema, è un fatto. Ed a volere dare torto ai fatti, illudersi di poterli ignorare o rimuovere, si rischia di combinare guai grossi. Soprattutto se i danni sono a carico dei nostri figli.

Allora, è meglio mettere da parte le nostre sicurezze e vincere – perchè quasi sempre ci è compagna – la nostra debolezza ed affrontare il problema per quello che è. Per come ci impegna a lasciare parlare il cuore, ma anche ad usare la testa.

Cosa accade quando nostro figlio o nostra figlia ci dice di “essere” gay? Chi ricorda il bel film di Bob Fosse, “All that jazz” non dimentica facilmente le fasi del percorso psicologico che ci porta ad accettare l’idea della morte.  Un  impatto che prima genera “ira”, poi “rifiuto”, a sua volta realisticamente sfociante in una trattativa, un “mercato” destinato però spesso a rivelarsi senza futuro, così da lasciarci in “depressione”. E, infine, quella “accettazione” che è anche adesione ad un percorso di forse paradossale convivenza con una vita che giunge alla fine.

Un parallelismo – quello con il film di Fosse - che, come tutti i parallelismi, fa quello che può per tentare di illustrare una necessità: quando nostro figlio ci dice di essersi reso conto del proprio orientamento affettivo, non si può pensare di archiviare le questione fermandoci ad una delle fasi in qualche modo alternative ad una accettazione consapevole e matura della realtà. Ma forse è ancora più pericoloso illudersi di bypassare sbrigativamente l’argomento riducendolo a una formula politicamente corretta: “Non è un problema”. Perchè – come ci dicono i genitori di figli omosessuali che incontriamo e che sono i protagonisti di questa intervista – i problemi, invece, non mancano.

Genitori davvero non comuni e non per la banale ragione suggerita dalla statistica: gli omosessuali sono – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – il 5% della popolazione. Non comuni soprattutto per come si sono rivelati capaci di fare in modo straordinario le cose ordinarie. Le cose comunque irrinunciabili per un genitore, sempre e naturalmente convinto che anche quel proprio figlio o figlia che si cercherà il fidanzato tra persone dello stesso sesso, abbia diritto ad essere felice. Abbia diritto a frequentare una scuola senza essere discriminato o deriso. Abbia diritto a vivere in una comunità – anche in un paese, anche in provincia, dove tutti sanno tutto – potendo guardare il vicino di casa, il panettiere, il postino che consegna le lettere, serenamente negli occhi.

Ecco, tutte queste cose “normali” non sono per tutti facili ed accessibili allo stesso modo. Ma le “barriere” che ad alcuni rischiano di renderne difficile la conquista, possono essere abbattute se una famiglia sceglie di essere davvero quello che è: luogo di accoglienza, sostegno, formazione, della persona. A qualsiasi genere questa persona appartenga.

Ascoltiamo allora i protagonisti di queste storie. Che sono storie vere.

Fotoservizio di tre pagine. Sondaggio su cosa pensano i vercellesi del problema. Intervista con un ragazzo gay che non trova il coraggio di dirlo ai genitori.

Su VercelliOggi in edizione cartacea in edicola giovedì 7 ottobre 2010.