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VERCELLI - Risposta ad Emanuele Pozzolo sul tema immigrazione

Secondo dati Censis nei primi 8 mesi del 2013 sono giunte in Italia 21.241 persone mentre nel 2012 sono state 15.570

“L’Italia non può permettere l’ingresso incontrollato e indiscriminato sul suo territorio nazionale a chiunque desideri entrarvi: e tanto meno a chi desidera entrarvi - come spesso accade -, invece che bussando alla porta, passando dalla finestra.” (Emanuele Pozzolo su Vercelli Oggi)


In logica si parlerebbe di fallacia logica dello “straw man” (prendere in considerazione non la tesi altrui in versione originale ma una tesi deformata ad arte ed attribuita all’interlocutore al fine di poterla piú facilmente demolire).

Chiunque potrá infatti facilmente verificare  come nessuna corrente politica si sia mai fatta portavoce dell’istanza di cui sopra.

Diverse correnti politiche e la Chiesa Cattolica si fanno invece portavoci del seguente concetto, che taluni paiono aborrire:

(anno 2009) “ Dalle pagine del quotidiano dei Vescovi italiani, “Avvenire”, Marina Corradi ha ribadito che “nessuna politica di controllo della immigrazio­ne consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino”.  “Esiste una legge del mare – ha aggiunto –, e ben più antica di quella pure codificata dai trattati. E questa leg­ge ordina: in mare si soccorre. Poi, a ter­ra, opereranno altre leggi: DIRITTO D’ASILO, ACCOGLIENZA, RESPINGIMENTO. Poi. Ma le vite, si salvano”.

“E invece quel barcone vuoto – non il pr­imo arrivato come un relitto di morte al­la soglia delle nostre acque – dice del farsi avanti, tra le coste africane e Mal­ta, di un’altra legge”, “la nuova legge del non vedere”, si legge nell'editoriale di “Avvenire”.

Durante il nazismo quando venivano deportati gli ebrei, ha sottolineato la Corradi, “erano il tota­litarismo e il terrore, a far chiudere gli oc­chi. Oggi no. Una quieta, rassegnata in­differenza, se non anche una infastidi­ta avversione, sul Mediterraneo.

L’Oc­cidente a occhi chiusi”

Quello che poi talune correnti politiche lamentano è l’ipocrisia di chi da una parte esprime commossa partecipazione e dolore per la tragedia ma dall’altra provvede ad incriminare i sopravvissuti.

Si noti inoltre, andando oltre la questione etica, per quanto fondamentale, che l’introduzione nel 2009 del reato di clandestinità non è stata rilevante per i flussi di immigrazione irregolare.

Secondo dati Censis nei primi 8 mesi del 2013 sono giunte in Italia 21.241 persone mentre nel 2012 sono state 15.570.

 Quindi pensare che sanzioni pecuniarie possano intimidire persone che fuggono da guerra e/o fame è innanzitutto una abile manovra populistica, atta ad individuare il famoso “nemico comune” e di certo non una lungimirante azione politica. Senza voler prendere qui in considerazione l’inutile intasamento degli uffici giudiziari.
 

Silvia Molé  Costanzana