Giochi
fatti per la nomina del Consiglio di Amministrazione in Atena spa, la
multiutility ormai controllata da Iren.
Confertamati tutti gli uscenti.
E – come si dice – da mo’, se è vero che le dichiarazioni di accettazione
dei nuovi Consiglieri sono dell’ 11 luglio 2016,
cioè dall’inizio settimana.
O meglio, siccome al Comune ora compete la designazione solo di tre
Consiglieri e non di quattro, questi tre confermati.
Sandro
Baraggioli – designato Presidente – Pier Luigi
Ranghino, Consigliere, Francesco Bavagnoli, Consigliere.
La scelta sembra, così, essere stata quella di accontentare gli ambienti del Pd torinese, dove non da oggi bazzica il Ricercatore oriundo vercellese, piuttosto che cercare una personalità di peso ed autorevole, rappresentativa della città.
Dunque il Pd
di Vercelli, incurante della lezione giunta dalle recenti elezioni amministrative, persegue la strada del cupio dissolvi, giocando
forse su una apparente continuità con il passato, cercando però di mettere lo
stesso vestito ad un “corpo” societario profondamente mutato.
Si tratta di
una sapiente – quanto di breve momento - simulazione,
che tuttavia all’esame di chi sia attento a queste cose – ed anche delle realtà
imprenditoriali e politiche più avvedute di Vercelli – desta più di una
preoccupazione.
Vediamo
perché andando, come sempre, con ordine.
***
Bisogna fare mente locale a quei “patti parasociali” che da sempre
caratterizzano i rapporti di forza all’interno dell’Azienda, da quando la Giunta di Gabriele Bagnasco compì la scelta
scellerata di “tirarsi in casa” un socio industriale più grosso, più potente,
portatore di tecnologia e know how, capace di appeal nei confronti del
personale, decisore reale di strategie idonee a stare sul mercato.
Leggi anche:
https://archivio.vercellioggi.it/dett-news?id_portale=2&id=68078
E’ vero che allora – come oggi – arrivarono al Comune un po’ di quattrini
che in breve se ne andarono nelle spese che si diluirono con quelle foriere di
altri passivi (dichiarati come tali o camuffati) poi venuti al pettine con
l’ultima “pulizia” di bilanci “imbellettati” per decenni.
***
In tutto
questo periodo il Comune conserva la maggioranza nel CdA dell’Azienda ed ovviamente
in Assemblea dei Soci, ma è una maggioranza con
una mano legata: perché per certe decisioni, le più importanti, le
deliberazioni si possono adottare solo se votano a favore almeno cinque
Consiglieri: cioè quelli della maggioranza ed almeno uno della minoranza
espressione del Socio industriale.
Un modo per
dire: o si va d’accordo, o si va d’accordo.
Poi è vero che c’era tutta una serie di tutele e procedure nel caso
in cui si fosse determinata una situazione di stallo, ma il senso era
questo.
Un patto
leonino già all’origine.
Insomma Iren (allora non si chiamava
ancora così, era la Municipalizzata di Genova) tira
fuori un po’ di soldi, compra una parte minoritaria delle azioni, ma di fatto acquisisce il controllo di tutta l’azienda.
Già allora, paga una parte e – praticamente - prende tutto.
***
Ma, almeno
formalmente, la proprietà (soprattutto delle reti ed in particolare di quella dell’acqua) era del Comune.
***
Si arriva
così alla controversa decisione dell’Inverno scorso, quando il Comune di Vercelli
decide di cedere un’altra (piccola) parte di azioni, ma bastevole a perdere la
maggioranza.
La somma incamerata è di tutto rispetto – circa 14 milioni di euro – ma di fatto è la somma che ad Iren basta per assicurarsi
anche formalmente il controllo completo della Società, come se
l’avesse pagata per intero.
Non è così –
dicono coloro che difendono l’operazione – perché anche questa volta sono sottoscritti patti
parasociali, ma a parti invertite.
Il Socio di
minoranza tutelato con il vincolo della maggioranza qualificata in Consiglio ed
in Assemblea, è proprio il Comune di Vercelli.
Perché anche
ora per certe decisioni occorre il voto di 5 Consiglieri e non solo quattro.
Tutto bene,
allora?
***
C’è chi
non è d’accordo.
Perché resta sempre la capacità di attrazione del più grosso nei
confronti del più piccolo ed il patto leonino già efficace prima adesso è messo
alla luce del sole negli assetti societari anche formali.
Ora il Socio
di minoranza che deve tutelarsi è quindi il Comune di Vercelli.
Tutto ruota, poi, sulla capacità – eventuale – da parte dei Consiglieri
di Amministrazione nominati dal Comune, di “battere” – se del caso – “i pugni”
sul tavolo, nelle ipotesi in cui si presentassero decisioni potenzialmente
lesive degli interessi leciti della
Municipalità.
Che, di fronte ad interessi altrettanto leciti del Socio di maggioranza,
dovrebbero essere tutelati proprio grazie a quel voto in Consiglio di
Amministrazione che vincola anche la maggioranza.
Tutto,
ovviamente, nell’interesse dell’Azienda che poi distribuisce utili a favore dei Soci tanto
di maggioranza, quanto di minoranza, in ragione delle rispettive percentuali di
partecipazione al capitale sociale.
Tutto
normale.
***
Ed è proprio
per questo che gli osservatori più attenti incominciano a nutrire perplessità.
Perché
diventa cruciale – in caso di disaccordo – il voto in CdA di
almeno uno dei tre Consiglieri di nomina del Comune.
Bisognerebbe allora pensare che – di fronte
ad una proposta di Iren che non si rivelasse conveniente per gli interessi di
Vercelli – Baraggioli batterebbe i
pugni sul tavolo (attenzione perché è di cristallo) dicendo: no,
Iren, noi tuteliamo Vercelli e quindi questo progetto in Consiglio non passa.
***
Non tutti
sono convinti che sia stata una buona idea affidare la tutela degli interessi del Comune
di Vercelli, ad esempio, a Baraggioli.
C’è chi si
domanda cosa accadrebbe se – in via del tutto ipotetica ed a mero titolo esemplificativo – una
qualsiasi delle tante aziende della galassia di Iren affidasse una consulenza
al giovane ricercatore.
Si
ricorderebbero ancora – non solo o non tanto – degli interessi del Comune, ma anche di come si chiama il Sindaco di Vercelli?
Cosa accadrebbe o potrà accadere, dunque, come cantava Lucio Battisti, ‘lo scopriremo solo vivendo’.
Ma, appunto,
operatori economici e personalità politiche vercellesi certamente distanti da qualsiasi
interesse particolare, semplicemente esperte di mondo, coltivano un altro parere.
Visto –
dicono – che ormai Atena è praticamente tutta di Iren (nei fatti) tanto
vale che il Comune venda anche il restante 40 per cento delle azioni.
Perché il paradosso ora è che Iren controlla
– di fatto – il 100 per 100, ma ha pagato solo
il 60 per cento dell’Azienda.
Se il
Comune mettesse sul mercato il restante 40 per cento delle Azioni incamererebbe almeno – sono stime – altri 9 – 10 milioni di euro che male non fanno.
***
Come finirà?
Difficile
dirlo ora, ma certamente la materia sarà oggetto dei programmi per le prossime elezioni amministrative.
Chi vorrà
fare il Sindaco dovrà dire chiaro e tondo se gli sta bene continuare
a fare la foglia di fico oppure riconoscere che ormai tutto è
perduto tranne quegli ulteriori 10 milioni di euro.
Domani,
giovedì 14 luglio, San Camillo de Lellis, l’insediamento del nuovo Consiglio di
Amministrazione.
Di poco successiva la decisione di affidare l’amministrazione dei Atena
Trading srl non più ad un Organo Amministrativo monocratico (l’Attuale Ad è la
Signora Aillin Scotti) ma ad uno
Organo collegiale, composto da tre Consiglieri, di cui uno Presidente designato
dal Comune di Vercelli, un Ad,
verosimilmente ancora la Scotti.
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