E’ il loro uovo nella lista di Stefano
Corgnati, Sindaco uscente di Livorno Ferraris e gran favorito nella
competizione elettorale di domenica prossima, 10 giugno.
E uno dice: no, guarda che c’è un refuso.
Sarà il loro “uomo”, non uovo.
Nessun refuso: Luigi Bobba e Guido
Nobilucci (ma secondo autorevoli fonti, il giovane Michele Gaietta non si
sarebbe persa nemmeno questa, forse come capodopera propedeutico all’estensione
del suo raggio d’azione, dalla sola Vercelli e tutta la provincia) hanno
deposto Davide Mosca nel listone
del Sindaco.
Un listone potentemente connotato come di
Centrodestra.
E non c’è, ovviamente, nessun male.
Anzi – lo diciamo ora, così non ci si torna
più nell’articolo – tutte le persone che saranno citate come esempio di
tradizione liberale ed anche più, sono persone rispettabilissime e
meritatamente stimate da tutta la città di Galileo.
Sono di destra. E, come abbiamo detto, non
c’è niente né di male, né di strano.
E come tali si propongono ai loro
concittadini per acquisirne il consenso attorno ad un candidato Sindaco a sua
volta meritatamente stimato.
Fine delle “mani avanti” che dobbiamo
mettere.
***
Perché il terreno è obbiettivamente
scivoloso.
A Livorno Ferraris si consuma un vero e
proprio processo di dissolvimento di qualsiasi identità progressista, pur di
propiziare in qualche modo una sopravvivenza elettorale che viene –
naturalisticamente – istintivo collegare a varie icone offerte dall’osservazione
della natura.
Vediamone alcune.
Dalla semplice raffigurazione di quella
particolare modalità di simbiosi imperfetta denominata parassitismo.
All’immagine della mosca cocchiera, che semplicemente
ronza attorno alla vacca, illudendosi di orientarne il percorso per, infine,
usmarne con voluttà le fiande che deposita lungo il cammino.
Anche il Paguro Bernardo qualcosa dice dell’esperienza
livornese di un Pd degli ultimi giorni.
Ma forse è il Cuculo a suggerire l’idea di
quell’uovo deposto nell’altrui nido, sapendo che poi, all’allevamento di quella
prole il pennuto ospite non saprà dire di no.
Ma andiamo con ordine.
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Dunque bisogna sapere che, nel lontano 22
ottobre 2012, Matteo Renzi venne in visita a Vercelli per quelle Primarie sulla
Segreteria Nazionale che lo vedevano contrapposto a Luigi Bersani.
https://archivio.vercellioggi.it/dett-news?id_portale=2&id=40455
C’era anche Maria Elena Boschi, che nessuno
sapeva chi fosse.
I renziani della prim’ora erano Patrizia Jorio Marco, Egidio Archero, Chiara Barone, Cristian Rivellino, Doriano Bertolone, Daniele Capolupo e Carlo Nulli Rosso.
Quindi, si può tranquillamente affermare
(siamo nel 2012) un gruppo di sfigati che non contava niente nel partito.
In Piazza nessun gerarca di Via Giovine
Italia.
Qualcuno nascosto dietro una colonna, ma
subito dileguatosi.
L’ordine era quello di rendere plastico l’isolamento
attorno al Rottamatore del politburo vercellese e valsesiano.
Che, con eloquente simbolismo, era
rappresentato solo dal Capo dei Capi, Luigi
Bobba, unico che si recò a salutare Renzi.
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Pochi mesi dopo ci fu la correzione di
rotta e tutti corsero a leccare (politicamente) il culo al Sindaco di Firenze
che poi decollò, portandosi appresso un po’ di gente e rivelandosi tutto sommato
abbastanza immemore di quel drappello di suoi fedelissimi della prim’ora.
Nulla di strano in politica.
Capita. Per non dire che sia la norma.
Ma non è questo il punto.

Il punto è per dire che, se a Livorno
Ferraris c’è una personalità politica capace di interpretare il nuovo e di
intuire quale sia la direzione di marcia da seguire per non tradire il proprio
elettorato, questa è piuttosto Chiara Barone che non i dioscuri
Davide Mosca e Gianfranco Falchetti.

Loro, negli anni, hanno maturato uno score praticamente immacolato.
Mai macchiato da
una vittoria.
Sempre
sconfitti.
Mosca ci prova anche con la lista di
Fabrizio Tiozzo, ma va male anche lì.
Mentre Falchetti si produce sempre nel Pd,
ma con risultati non meno deludenti.
***
La compagnia non dà segni di elaborazione
di altro che non sia la riproposizione ostinata di sé e così Chiara Barone, nel
2017, se ne va in punta di piedi.
Lascia, senza polemiche, senza sbattere la
porta, il partito.
Ma resta inequivocabilmente nell’area
progressista.
Resistendo alle mille lusinghe che la
vorrebbero accasarsi altrove.
No: preferisce la libertà e l’indipendenza
e soprattutto, preferisce essere se stessa.
Cosa forse intollerabile per Via Giovine
Italia, che non può sopportare chi non si vuole omologare.
Non avendo praticamente più nessuno, il Pd
non può fare a meno di commissariare la Sezione.
Il Politburo invia da Vercelli nientemeno
che Guido Nobilucci.
Il quale, con la sagacia che non l’ha mai
abbandonato da quando, Assessore al Bilancio del Sindaco Gabriele Bagnasco, lasciò che Iren ( allora Amag Genova ) venisse a
fare l’uovo in Atena, fa una bella cosa.
L’unica con cui non parla è Chiara Barone.
Ed è appena ovvio.
Ma Chiara non ne fa una malattia e prepara
una bella lista progressista da contrapporre (senza ostilità, ma nella
trasparenza delle posizioni politiche) a quella conservatrice del Sindaco
Corgnati.
Si chiama “Cambiare si può – La scelta è Chiara”.

E’ evidentemente una lista outsider: non è
facile contrapporsi a Corgnati.
Ma se una persona crede in ciò che fa, non
ci sono problemi.
***
Quando, a ciel sereno, qualche settimana fa, la pensata di
Nobilucci.
Manda una lettera ai livornesi dicendo: il
Pd vota Corgnati.

La vedete strappata perché chi ce l’ha data
l’aveva buttata via tanto era parsa una cosa meritevole del secchio della
spazzatura. Quello per la carta.
Bum.
Una lista tanto di destra che annovera al
proprio interno esponenti come Franco
Sandra e Matteo Capizzi.
Ma per Nobilucci e Bobba, sempre meglio di Chiara.
Renziana della prim’ora, poi delusa dalle
convulsioni Pd, ma sempre inequivocabilmente progressista.
Un altro passo verso la dissoluzione del
Pd.
Contenti loro.