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QUEL PELLEGRINO "SCOTO" CHE CI PORTO’ IL VERCELLI BOOK - La Chiesa di Santa Brigida e l’Ospedale degli Scoti: un pezzo di storia vercellese da riscoprire

Vercelli meta di pellegrini inglesi nel lontano Medio Evo.

 

La chiesa di Santa Brigida e l’Ospedale degli Scoti sorgevano – nella Vercelli medievale- a pochi passi dalla Cattedrale di Sant’Eusebio. Occupavano una porzione del palazzo nobiliare dei Marchesi di Murazzano, nell’area  ove oggi sorge il Collegio delle Suore di Loreto. La piazza antistante il complesso, oggi Piazza d’Angennes, anticamente era adibita al mercato di Sant’Eusebio.  Secondo  lo storico Cusano l’ospedale fu fondato nel 550 da pellegrini britannici particolarmente devoti a Santa Brigida. La data indicata da Cusano difficilmente corrisponde al vero anno di fondazione dell’ospedale, ma certamente possiamo affermare che l’Ospedale degli Scoti era uno dei più antichi della città, se non addirittura il primo. Esso possedeva vari terreni all’Isola, che era denominata anche insula scotorum ed era anche il proprietario della cascina Torrione, detta Torrione degli Scoti, situata lungo la strada per Gattinara.

Vale la pena ricordare che nell’Alto Medio Evo operava in Europa una comunità di monaci irlandesi e britannici grazie alla quale nacquero numerose fondazioni ospitaliere passate alla storia come hospilatia Scotorum. Tali fondazioni erano sicuramente molto antiche se si pensa che nell’845 un decreto del Concilio di Meaux ordinava che gli edifici più fatiscenti fondati dalla comunità in questione fossero sottoposti ad interventi di restauro. Senza ombra di dubbio l’Ospedale degli Scoti di Vercelli esisteva già nei primi decenni del 1100, poiché una pergamena del 1180 registra notizie e rapporti finanziari della fondazione risalenti  al 1140.

Lo storico Vittorio Mandelli racconta che la struttura fu fondata da un certo Bonfiglio, un canonico di Sant’Eusebio che nell’ambito della Cattedrale vercellese ricopriva l’incarico di tesoriere. Non vi è traccia della data in cui la fondazione vide ufficialmente la luce nel capoluogo piemontese, ma il ruolo giocato da Bonfiglio viene confermato dal necrologio eusebiano (al fol. 134), nel quale si legge : “Obiit Bonifiulius presbiter thesaurarius qui aedificavit Hospitale in platea S.Eusebii ut pateat omnibus …peregrinis”. Bonfiglio era nativo di Vercelli e la sua famiglia era originaria della città: in un documento dell’Archivio Eusebiano si trova un riferimento ai suoi antenati. Sulla base di questo e di altri elementi il professor Luigi Avonto –autore del saggio “L’Ospedale di Santa Brigida degli Scoti”, del 1973-  afferma  che Bonfiglio avrebbe fondato l’Ospedale degli Scoti “tra la fine del secolo XI e l’inizio del XII”.

L’ospedale era di collazione del vescovo di Vercelli ed era amministrato dai canonici di Sant’Eusebio, che ne detennero il controllo fino al 1345, quando una bolla papale di Clemente VI lo assegnò all’Ospedale di Sant’Andrea. Quest’ultimo era stato fondato da Guala Bicchieri nel 1224 e sin dall’inizio della sua storia si era mantenuto totalmente indipendente dal Capitolo della Cattedrale. Anche dopo la sua annessione all’ospedale di Sant’Andrea, tuttavia, l’Ospedale degli Scoti continuò ad essere amministrato da un canonico della Cattedrale, alla quale rimase talmente legato (non solo sul piano amministrativo, ma anche sul piano logistico, dal momento che i due edifici erano vicinissimi tra loro) che nel corso del tempo il nome “Hospitale Scotorum” venne anche erroneamente indicato come “Hospitale Sancti Eusebii”, il che si tradusse in difficoltà e confusione per gli storici delle epoche successive.

Dal nome della fondazione non è difficile dedurre le finalità dell’Hospitale: esso era nato “ad utilitate omnium tam clericorum quam laicorum de Hybernia et Scotia transeuntium”. Questa importantissima informazione ci viene trasmessa da una pergamena del 1305  conservata presso l’Archivio dell’Ospedale di Vercelli. Nella stessa pergamena il Capitolo Eusebiano descriveva le infelici condizioni in cui all’epoca versava l’Ospedale degli Scoti. Contestualmente il Capitolo Eusebiano indirizzava un appello ai signori e al popolo della Gran Bretagna affinchè si ricordassero dell’hospitale e provvedessero al suo restauro.

I segni dell’inevitabile declino, tuttavia, erano presenti nella struttura almeno un secolo prima di tale appello: nella prima metà  del XIII secolo certamente l’hospitale era già in difficoltà, il che non sfuggì a Guala Bicchieri, che nel 1224 intervenne a favore  della struttura e provvide  affinchè essa potesse continuare a  svolgere regolarmente le opere di carità e accoglienza dei pellegrini britannici.  Nell’ambito della sua opera di ristrutturazione Guala Bicchieri dispose affinchè l’Ospedale degli Scoti accogliesse anche i “pauperes clerici et alii indigentes”. Egli emanò i suoi statuti per l’Ospedale di S.Brigida degli Scoti il 14 novembre 1224 e da quel momento l’hospitale  assunse una funzione più articolata: non ospitava più solo i pellegrini proveniente dalle British Isles, ma si preparava ad accogliere anche i clerici sprovvisti di mezzi economici e in generale la povera gente.

A  questo punto della sua evoluzione alcuni storici hanno voluto far coincidere la nascita del primo  nucleo dell’università di Vercelli, che fu fondata ufficialmente nel 1228 dal Comune di Vercelli in collaborazione con l’Università di Padova.

La presenza dell’Ospedale degli Scoti a Vercelli dimostra che nel Medio Evo la città  era molto conosciuta all’estero, sia come nodo viario di strategica importanza, sia come centro culturale e religioso. E’ proprio  all’Ospedale degli Scoti che Vercelli deve uno dei suoi tesori più preziosi, il Vercelli Book. Gli storici sono ormai tutti concordi nell’affermare che il Codice CXVII, oggi conservato presso il Museo del Tesoro del Duomo, giunse  a Vercelli (forse nell’XI secolo) grazie ad un pellegrino inglese che sostò presso l’Ospedale degli Scoti.