Pensiamo ci sia permesso iniziare la
cronaca di questo Vercelli Pride 2019 con un flash back.
Perché il cammino di Arci Gay Rainbow
Vercelli e Valsesia prende le mosse da lontano e per buona parte questo cammino
è stato condiviso da VercelliOggi.
Anche quando, nel 2010 ed in edizione
ancora cartacea, dava voce ad una Associazione che dà un contributo
fondamentale per capire i ragazzi e le ragazze che prendono coscienza del
proprio orientamento sessuale.
Si tratta della Agedo (Associazione Genitori
di Omosessuali: oggi la denominazione sociale è più completa, ma allora era
così).
Perché la famiglia è spesso, per non
dire sempre, al crocevia della crescita della persona.
Ed è il primo luogo in cui ci si
confida, sperando (oggi, quasi sempre con ragione) di essere ascoltati con
apertura di cuore.
È la famiglia il primo luogo in cui si
trova qualcuno che stia “dalla tua parte”, anche se non sempre la famiglia è
preparata a ricevere questa notizia.
Per questo è importante l’Agedo, perché
mette in relazione persone che hanno già avuto questa esperienza a possono
aiutarti a non commettere quegli errori che tu, genitore, non vuoi commettere.
Perché può sembrare una frase fatta,
stereotipata o convenzionale, ma soprattutto chi sia genitore sa che la prima
preoccupazione di un papà e di una mamma è che il proprio figlio, la propria
figlia, siano felici.
La prima preoccupazione è quella, non
l’orientamento sessuale.
Così la paternità e la maternità ti
mettono in condizione di ascoltare tuo figlio o tua figlia con l’amore che
sovrasta, pervade, infine permea tutto.
L’amore che viene prima e va oltre le
categorie della cultura, delle convenzioni, della ragione stessa.
Certo l’amore non è virtù degli
inesperti: sa che potrai incontrare discriminazioni, rifiuto, emarginazione e
perciò la tua strada verso la felicità cui hai diritto, come tutti, potrà
essere disseminata di quelli che Langston Hughes chiamava “chiodi, schegge e
tratti senza tappeto sul pavimento”.
Proprio per questo l’Agedo è
importante.
Perché ci si trova ad essere, come ci
dicono, “genitori due volte”.
Ed è meglio condividere con chi ha già
affrontato questa situazione.
La nostra esperienza di collaborazione
con Arci Gay Rainbow prosegue poi negli anni e così a novembre 2014 documentiamo
l’incontro che fece molto parlare, a Borgosesia.
Riproponiamo il video e l’articolo.
Un altro passo verso la comunicazione
e l’integrazione.
Perché esperienze come quella di
questo Vercelli Pride non nascono da una sera ad una mattina, ma sono il
risultato di un lavoro paziente, che sa mettere in ordine i pensieri, unire le
esperienze.
Sabato 11 maggio, dunque, quasi mille
persone, da tante parti d’Italia, sono venute per dire non solo di un “orgoglio”,
ma di una normalità che aiuta tutti a crescere.
Ne parla al nostro microfono Giulia
Bodo, che ha soStituito Anita Sterna nella guida del gruppo vercellese.