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TRIPPA PER I GATTI / 652 - La regìa del rifiuto ha convinto il sistema dei Partiti? - Su "Letamaia" e "Trucioli" decide la Provincia, dove la città di Vercelli non ha nemmeno un Consigliere - Cosa vuole (davvero) la Lega valsesiana

Passati i tempi in cui il Sindaco di Varallo Sesia, Eraldo Botta, protestava, prendeva posizione, sosteneva con convinzione e tenacia le proprie posizioni.

Passati i tempi in cui il Sindaco di Varallo Sesia, Eraldo Botta, protestava, prendeva posizione, sosteneva con convinzione e tenacia le proprie posizioni.

Difendeva le proprie idee.

Soprattutto, aveva delle idee.

Una notte

– leggiamo di nuovo qui l’articolo

che narra di quell’epica protesta -


dormì persino (vestito, solo accomodato sul sobrio e rimediato giaciglio di una scarna sediola da giardino, in pvc) davanti alla porta dell’Ospedale di Borgosesia.

Bisognava difendere il Punto Nascite.

Di mamma ce n’è una sola, è vero, ma quella volta erano in tante, a fargli coraggio.

I Tecnici dicevano: il Punto Nascite di Borgosesia deve essere chiuso.

E lui dei Tecnici se ne impippava alla grande.

Aveva le mamme al suo fianco: una pancia da una parte, una pancia dall’altra; paladino della placenta.

Le foto alludono e rimandano ad eloquenti significati simbolici.

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La politica dà gli indirizzi.

La politica – quella vera – è espressione di un territorio.

Ascolta, comprende ed interpreta, per rappresentare fedelmente, le istanze di un territorio.

Ed il territorio fu con lui.

Ed i Tecnici dovettero trovare un’altra soluzione.

Stesso problema, stessi Tecnici, ma altra soluzione, dopo l’intervento politico.

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Se anche avesse la memoria corta, come quella dello Smemorato di Collegno, Eraldo Botta non potrebbe dimenticare l’esempio di un politico a tutto tondo, come Gian Luca Buonanno.

Se qualcuno avesse chiesto al “Piccolo Re”: scusi, Onorevole Buonanno, ma lei è d’accordo che si faccia la “Letamaia” del Bombardieri, oppure la fabbrica dei pallets che Iren vuole piazzare a Vercelli?

Quello avrebbe risposto come risponde un uomo: sì sono d’accordo, oppure, no, non sono d’accordo.

Non avrebbe certamente detto: decidono i Tecnici.

Ma andiamo con ordine.

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Sappiamo che, nel corso del 2018, la regìa del rifiuto che ha casa in Corso Svizzera a Torino (la Sede di Iren), ha elaborato un vero e proprio piano di invasione della città di Vercelli e del suo territorio.

Hanno, forse, pensato che la città potesse sopportare tranquillamente l’urto di una vera e propria bomba ecologica, come l’arrivo di duecentomila tonnellate l’anno di rifiuti di varia natura, provenienti da tutta la Pianura Padana, portati qui, complessivamente, da qualcosa come 8 mila camion.

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Perché una cosa del genere a Vercelli?

Bisogna sapere che noi, in giro per il Piemonte, abbiamo una fama – come dire? – piuttosto singolare: anche a livello statistico, secondo i parametri di indagine sociale, siamo considerati come coloro che poi, intanto, alla fine, sopportano tutto.

Basti pensare che abbiamo sopportato l’Inceneritore, la Polioli: 30 anni di reliquati inquinanti in falda, oltre che nell’aria.

Basti pensare che la carcassa dell’Inceneritore è sempre lì, da smantellare ed il sedime su cui insiste da bonificare.

Ma nessuno dice niente.

Dovrebbe pensarci Atena Asm, è ovvio.

E’ altrettanto ovvio che il Comune è Socio al 40 per cento di Asm.

Perché il Socio non dice, ad esempio in Consiglio di Amministrazione (ci sono, per conto di Palazzo Civico: Angelo d’Addesio, Daniele Baglione, Antonio Prencipe) qualcosa come: allora, Signor Amministratore Delegato, quand’è che ci porta il progetto per smantellare la carcassa?

Così vediamo quanto costa, possiamo assegnare senza ulteriore indugio l’incarico ad un’Azienda?

Perché non dicono qualcosa del genere, almeno che si sappia?

Perché se, in ipotesi, invece lo dicono, ma nessuno ne sa niente, allora è come non dirlo.

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Ma non divaghiamo.

Allora, nel corso del 2018 Iren ha confezionato il progetto pallets – trucioli, la lavorazione di 100 mila tonnellate l’anno di legno di scarto intrise di formaldeide.

Arrivano qui da tutta la Pianura Padana, dove le raccoglie il sistema – Iren.

Quanto legno di scarto produce la provincia di Vercelli?

Duemilacinquecento tonnellate.

Le altre 100 mila sono un regalo che ci fa Iren.

Un’industria che produrrebbe pochissima occupazione, in cambio di un rischio enorme.

La politica cosa dice?

La politica di Centrosinistra e di Centrodestra abbozza.

Il progetto è nato nel corso dell’Amministrazione di Maura Forte.

Ma l’Amministrazione di Andrea Corsaro l’ha sostanzialmente fatto proprio.

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Il denominatore comune è uno.

Il sistema dei partiti.

Non è un caso che le opposizioni sia alla “Letamaia”, sia ai “Trucioli” nascano e siano organizzate (non ancora abbastanza) da esponenti di Liste Civiche, senza relazione con il sistema dei partiti.

Sistema con il quale Iren è capace di “dialogare”.

Con il Pd, ma anche con la Lega se la fa alla grande.

Corso Svizzera arriva alle Segreterie Politiche e, poi, per li rami, ai sottoposti.

Come fa ad arrivarci, quali sono gli argomenti di dialogo?

Non arriva agli esponenti delle Liste Civiche (e nemmeno, per verità, del Movimento5Stelle).

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Come abbiamo già osservato, dei due rischi per Vercelli ed il Vercellese, quello peggiore è sicuramente il progetto “pallets – trucioli”.

E’, inoltre, quello che sta procedendo in modo più spedito.

Entro il 31 luglio è previsto che si riunisca di nuovo la Conferenza dei Servizi.

Per esaminare l’integrazione agli elementi progettuali che non hanno convinto a dicembre scorso.

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La Provincia, Eraldo Botta, sono d’accordo?

Fino ad ora si è solo sentito questo disco rotto: i Tecnici parleranno da Tecnici.

Ma gli Amministratori, i rappresentanti del territorio, cosa dicono?

Hanno un’opinione?

Se ce l’hanno, la vogliono dire?

Perché è giusto che la gente sappia: Eraldo Botta pensa così e cosà.

Doriano Bertolone (il Consigliere delegato all’Ambiente) pensa così e cosà.

Purtroppo, nessun Consigliere provinciale di Vercelli può dire come la pensi, né su letamaia, né su trucioli, che la regìa del rifiuto vuole ficcare proprio qui, nel territorio urbano, nella città d’arte.

Un nuovo concentramento nello stesso quadrante: dopo quello “Inceneritore – Polioli”, ora è “Letamaia – Pallets”.

Gli attori, mutatis mutandis, non cambiano molto.

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Tutto questo nella città dove – lo dicono i dati epidemiologici – già si muore di più per tumori.

Dove di camion ne arrivano già a bizzeffe per portare le merci di tutta la logistica, Amazon compresa, che si è insediata qui.

Perché nessun Consigliere Provinciale che rappresenti la città di Vercelli può parlare?

Molto semplice: perché la città di Vercelli, che pure conta 33 Consiglieri Comunali, che pesa di più in termini elettorali in tutti comuni della provincia, non ha nemmeno un Consigliere Provinciale.

La regìa della politica ha – forse lucidamente, peggio ancora se involontariamente – ottenuto che in Consiglio Provinciale siedano soltanto persone rappresentative della periferia.

Tutte, per la verità, degnissime: ma il problema non è questo.

Il problema è che in Consiglio Provinciale non c’è nessuno della città di Vercelli.

Non è mai successo dal 1927 in poi.

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Non è mai successa, nemmeno, una cosa come questa: Vercelli terra del rifiuto, almeno nei disegni di Iren.

Di Iren e dei politici che sono d’accordo con Iren.

Perché sono così d’accordo?

Ma a questi disegni, il territorio saprà opporsi efficacemente?

Saprà, soprattutto, “stanare” tutti coloro che fanno i pesci in barile?

Perché, oggi, la neutralità è ciò che i registi del rifiuto si augurano.